L’affido familiare è ... una
forma di sostegno per bambini
che
vivono disagi all’interno del loro nucleo familiare; è una risorsa
preventiva da adottare quando le condizioni familiari, seppur
difficili, non siano ancora del tutto compromesse e deteriorate.
In
questi
casi, coppie, famiglie o singoli possono
accogliere nelle loro case quei bambini che necessitano di un
temporaneo
allontanamento dal loro nucleo d’origine, senza interrompere, però, il
legame con i genitori.
In
sostanza l’affido permette di far vivere al bambino una condizione
familiare ”normale” per un tempo limitato, funzionale al recupero
delle problematiche della sua famiglia d’origine e funzionale
al
recupero dei disagi presenti nel bambino.
E’ un intervento riparativo
per bambini che hanno sofferto per mancanza di
cure adeguate, tanto da vedere compromessa la propria organizzazione di
personalità. E’ un aiuto che permette ai bambini di ricostruirsi
interiormente: gli affidatari hanno una speciale funzione di
riparazione dei danni, provocati dai genitori naturali sulla
personalità del bambino,
diventando spesso figure mediatrici con quelle parentali, ambite dal
bambino, ma ancora temute e inaffidabili.
L’affidamento familiare, quindi, non
rappresenta una soluzione alle difficoltà, se non è affiancato da un
progetto parallelo di intervento e recupero del nucleo familiare
naturale. Non è opportuno, pertanto, collocare un bambino in
affidamento
prima di aver effettuato una valutazione psicologica della famiglia
d’origine che permetta di comprendere, insieme alle cause del
disagio,
gli eventuali spazi di recuperabilità delle funzioni parentali
e quindi
di reinserimento del bambino nella famiglia naturale.
Il ruolo della famiglia affidataria è molto delicato: dovrà offrire al
bambino una grande intensità di affetto e contemporaneamente essere
capace di non "appropriarsene". Il bambino non deve essere costretto al
gioco crudele di scegliere tra le due famiglie, quella delle radici,
dolorose ma mai recise, e quella in cui ha scoperto il
benessere e
l'affetto, ma da cui deve potersi distaccare senza sentirsi
emotivamente intrappolato.
I genitori affidatari devono quindi credere fortemente nella
possibilità del cambiamento e saper tollerare la crescita, senza dubbio
incerta e lenta, dei genitori del bambino.
In Italia l’affidamento
familiare è stato regolamentato dalla legge n.184 del 4 maggio
1983,
“Diritto del minore
ad una famiglia”, che individua i presupposti per
l’attuazione del
diritto di ogni bambino ad una famiglia, prioritariamente alla propria,
e assegna allo stato, alle regioni e agli enti locali il compito di
sostenere i nuclei familiari in difficoltà, al fine di prevenire
l’abbandono e di consentire al bambino di essere educato nella propria
famiglia.
La regione
Emilia Romagna,
in quest’ottica di
qualificazione delle
politiche di infanzia e adolescenza, ha approvato, con Delibera di
Giunta Regionale n. 846 in data 11 giugno 2007, la nuova
“Direttiva
in
materia di affidamento familiare e accoglienza in comunità di bambini e
ragazzi”, su cui si basa la totalità dei contenuti presenti
in questo
sito.