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Affidamento Familiare
«Tu avrai delle stelle come nessuno ha… Quando guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero… E quando ti sarai consolato, sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico.»

L’affido familiare è ... una forma di sostegno per bambini che vivono disagi all’interno del loro nucleo familiare; è una risorsa preventiva da adottare quando le condizioni familiari, seppur difficili, non siano ancora del tutto compromesse e deteriorate.
In questi casi, coppie, famiglie o singoli possono accogliere nelle loro case quei bambini che necessitano di un temporaneo allontanamento dal loro nucleo d’origine, senza interrompere, però, il legame con i genitori. In sostanza l’affido permette di far vivere al bambino una condizione familiare ”normale” per un tempo limitato, funzionale al recupero delle problematiche della sua famiglia d’origine e funzionale al recupero dei disagi presenti nel bambino.
E’ un intervento riparativo per bambini che hanno sofferto per mancanza di cure adeguate, tanto da vedere compromessa la propria organizzazione di personalità. E’ un aiuto che permette ai bambini di ricostruirsi interiormente: gli affidatari hanno una speciale funzione di riparazione dei danni, provocati dai genitori naturali sulla personalità del bambino, diventando spesso figure mediatrici con quelle parentali, ambite dal bambino, ma ancora temute e inaffidabili.
L’affidamento familiare, quindi, non rappresenta una soluzione alle difficoltà, se non è affiancato da un progetto parallelo di intervento e recupero del nucleo familiare naturale. Non è opportuno, pertanto, collocare un bambino in affidamento prima di aver effettuato una valutazione psicologica della famiglia d’origine che permetta di comprendere, insieme alle cause del disagio, gli eventuali spazi di recuperabilità delle funzioni parentali
e quindi di reinserimento del bambino nella famiglia naturale. 
Il ruolo della famiglia affidataria è molto delicato: dovrà offrire al bambino una grande intensità di affetto e contemporaneamente essere capace di non "appropriarsene". Il bambino non deve essere costretto al gioco crudele di scegliere tra le due famiglie, quella delle radici, dolorose ma mai recise, e quella in cui ha scoperto il benessere e l'affetto, ma da cui deve potersi distaccare senza sentirsi emotivamente intrappolato.  
I genitori affidatari devono quindi credere fortemente nella possibilità del cambiamento e saper tollerare la crescita, senza dubbio incerta e lenta, dei genitori del bambino.

In Italia l’affidamento familiare è stato regolamentato dalla legge n.184 del 4 maggio 1983,  “Diritto del minore ad una famiglia”, che individua i presupposti per l’attuazione del diritto di ogni bambino ad una famiglia, prioritariamente alla propria, e assegna allo stato, alle regioni e agli enti locali il compito di sostenere i nuclei familiari in difficoltà, al fine di prevenire l’abbandono e di consentire al bambino di essere educato nella propria famiglia. La regione Emilia Romagna, in quest’ottica di qualificazione delle politiche di infanzia e adolescenza, ha approvato, con Delibera di Giunta Regionale n. 846 in data 11 giugno 2007, la nuova “Direttiva in materia di affidamento familiare e accoglienza in comunità di bambini e ragazzi”, su cui si basa la totalità dei contenuti presenti in questo sito.
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